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Scavi di Stabia

I due siti archeologici della città di Castellammare di Stabia si trovano presso la località Varano, che confina con i comuni di Gragnano e Santa Maria La Carità. Gli ingressi sono posizionati a breve distanza tra loro e fanno parte di un unico contesto: Stabiae, l’abitato antico che si estendeva lungo il pianoro. Al contesto cittadino più comune, non dissimile da Pompei ed Ercolano, si contrapponevano le dimore lussuose dei più facoltosi, a cui era riservato l’affaccio sul golfo.
Le ville di lusso, o meglio le villae ad otium, e le coste monumentalizzate dagli interventi urbanistici e architettonici compiuti tra il I sec. a.C. ed il secolo successivo, sono una caratteristica della costa campana, ne scriveva già Strabone:
Tutto il golfo è trapuntato da città, edifici, piantagioni, così uniti fra loro, da sembrare un'unica metropoli
Il desiderio del patriziato romano di avere una dimora anche al di fuori della prima città dell’impero, Roma, che continui a rappresentare il potere del proprietario, è un concetto originale e che non trova altri precedenti. Complice era l’idealizzazione della vita rurale, più salubre e pacifica di quella cittadina, ma anche un modo per liberarsi dalla rigidità e dalle formalità dell’aristocrazia, così da dedicarsi ad attività più lascive, spesso mal giudicate dal senato conservatore. Pertanto, la villa diventa non solo un luogo di lusso e passatempi costosi, ma un bisogno di evasione mentale. La letteratura romana dell’età repubblicana e quella della prima età imperiale ha abbondantemente trattato questa “idealizzazione” della villa extraurbana, capace di alleviare il peso della vita e dei doveri cittadini. Questo concetto è rimasto nel tempo ed ha permesso di sviluppare una tipologia architettonica a sé, diventando un edificio tipo della cultura italiana ed europea, tutt’oggi molto richiesto.
Poco dopo l’età augustea, la villa ad otium divenne un sinonimo di ricchezza e prosperità che ogni patrizio romano doveva possedere, come dimostrazione del proprio potere. La villa diventava un bene da esibire, come scrigno di opere d’arte raffinate ed esotiche, che andava sempre rinnovato per impressionare gli ospiti del padrone di casa. Non di rado la villa ad otium era associata ad una villa rustica, ovvero una seconda dimora non padronale, dove si incentravano le attività agricole e produttive. Il sistema era così creato per sostenere il mantenimento del lusso della villa principale e per ricavare ulteriori entrate, derivanti dal commercio dei beni prodotti.
Questo scenario inquadra perfettamente il contesto campano e le due ville presenti nei siti di Castellammare di Stabia, che dimostrano delle singolarità tipologiche come conseguenza della particolare storia che ha avuto l’ager stabianus. Tutt’oggi stupiscono la preziosità dei decori e le mirabiliae, gli stratagemmi che utilizzarono gli antichi romani per stupire e colmare di meraviglia gli avventori.

VILLA SAN MARCO

Il grande complesso detto “Villa San Marco” ha questo nome per la presenza in passato di una cappella dedicata al santo, che a sua volta ha dato il nome all’abitato contemporaneo su cui affaccia il sito. Le strutture edilizie della villa risalgono all’età augustea e sono state notevolmente ampliate in età claudia con l'aggiunta degli ambienti panoramici, del giardino e della piscina.  Al momento dell’eruzione del 79, la villa era disabitata per via delle manutenzioni post terremoto.
Il complesso edilizio è situato ai margini del tessuto urbano di Stabiae, a ridosso della porta della città. La superfice globale del complesso è di 11.000 mq di cui solo 6.000 alla luce. Il complesso si articola su cinque elementi: l’atrio, di cui fa parte anche l’area rustica a confine con il tessuto urbano, le terme, il peristilio, il loggiato superiore e l’ambiente d’ingresso, quest’ultimo non ancora dissotterrato. L’abitato è alternato da spazi all’aperto e al chiuso ed i profondi effetti chiaroscurali che ne derivano, contribuiscono a rendere viva l’architettura. Nonostante la convivenza stretta con la città, Villa San Marco presenta angoli di verde ed una veduta paesaggistica di ampio respiro, caratteristiche che ne fanno una dimora tanto urbana quanto extraurbana.
La maggior parte degli affreschi di Villa San Marco sono stati distaccati in epoca storica ed oggi sono visibili all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. In loco, è possibile riconoscere l’affresco de “Il Centauro”, presso l’altare dell’atrio, e le figurine su fondo rosso e senape delle dietae del grande peristilio. L’ambiente che suscita maggior suggestione è il grande peristilio: la piscina centrale è circondata su tre lati da un peristilio porticato di 92 metri, l’altro lato era rivolto sulla costa. Sul fondo vi era un maestoso ninfeo con una fontana a gradoni, oggi ancora interrato ma di cui abbiamo conoscenza grazie ai diari di scavo di età borbonica. A questo ninfeo appartenevano i mosaici a tema mitologico, dal tipico fondo blu lapislazzulo, uno dei quali è presente al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

VILLA DI ARIANNA

La Villa di Arianna, così nota per l’affresco che le dà il nome, è una struttura molto complessa che si adatta alla topografia del territorio ed è frutto di continui rimaneggiamenti ed ampliamenti durati all'incirca due secoli tanto che la sua estensione massima, raggiunta alla fine del I sec. d.C., ha ben pochi altri precedenti: ben oltre i 14'000 mq, parzialmente indagati. È la villa più antica trovata fin ora nell’ager stabianus e nasce in epoca tardo - repubblicana tra la fine del II sec. a.C. e l'inizio del I sec. a.C.
Il complesso è caratterizzato da un nucleo abitativo più antico e rimaneggiato per seguire le mode delle epoche a seguire. Gli ampliamenti successivi in età augustea e più tardi in età neroniana, hanno aggiunto alla struttura i servizi e gli spazi adeguati ad una vita di lusso e di svago: le terme augustee, deliziate da un piccolo peristilio alle spalle delle stanze private, il triclinio estivo neroniano, che assieme al giardino, al solarium e alle fontane, fa parte del processo di monumentalizzazione del fianco della collina. Sulla soglia del I sec d.C., Villa Arianna era certamente tra le ville più sontuose della costa stabiana: un complesso architettonico organico e plurivalente adagiato tra mare e monti.
Il centro della dimora è imperniato sull’atrio ed è sviluppato principalmente sul fronte mare, mai occultandone la vista. Alla realtà abitativa si appongono gli spazi disposti sul versante montano, usati probabilmente per il deposito delle produzioni provenienti dalle proprietà agricole. La capacità produttiva diventa in questo caso parte delle ricchezze da sfoggiare, non meno delle opere artistiche e architettoniche che hanno reso la villa monumentale. Certamente fu fondamentale per i commerci della villa la connessione strategica con il sistema viario dell'epoca, verso l'entroterra e verso il mare; tuttora sono visibili la strada sotterranea e le rampe, in parte crollate, che discendevano lungo il pendio della collina.
La Villa di Arianna è conosciuta per la raffinatezza dei suoi affreschi, i dettagli naturalistici ritratti con minuziosità e per i soggetti divenuti vere e proprie icone per il mondo contemporaneo e passato. Non a caso la villa prende il nome da un suo affresco presente nel triclinio invernale: rappresentante la scena mitologica di Arianna abbandonata da Teseo sull’isola di Nasso: mentre dorme tra le braccia di Hypnos, giunge Dioniso, il cui amore è testimoniato dalla fiamma accesa, sorretta da Eros. Da questa villa proviene anche la “Flora” o “Primavera”: una donna raffigurata di spalle, dalla veste leggera color senape, drappeggiata con tale delicatezza da notare le trasparenze; è ritratta nel gesto di cogliere un fiore mentre nell’altra mano regge una cesta. La sua sensualità e la sua eleganza sono arrivate a noi intatte. Da non dimenticare gli affreschi de “La venditrice di amori”, “Leda e il cigno”, “Diana” e molti altri ancora che sono esposti presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. In loco sono mirabili gli affreschi delle cellae ad ingresso dell’atrio, riconducibili al passaggio tra primo e secondo stile, e gli affreschi con soggetti naturalistici nelle dietae sul lato mare.

Fonte Maria Rosaria De Simone
Città Nostra Odv

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Experience: visita guidata Time: 1 h 30 min. 

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