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Stabia

La città di Castellammare di Stabia conserva nel proprio nome la memoria di un’antica città che passò alla storia per l’aver condiviso con altri centri abitati gli eventi del 79 d.C.: la terribile eruzione del Vesuvio. In realtà il territorio di Stabiae, meglio detto ager stabianus, era molto più vasto e andava ad inglobare anche i comuni di Gragnano, Lettere, Santa Maria la Carità, Sant’Antonio Abate e Casola di Napoli. Difatti, il nominativo plurale “-ae” di Stabiae, potrebbe indicare più centri abitati che caratterizzavano il territorio, dedito prettamente alle attività agricole.
Il mito di fondazione della città è legato alla figura di Ercole, che di ritorno dalla Spagna, dopo aver catturato i buoi di Gerione, re delle Baleari, fondò la città di Stabiae. All’eroe fu dedicato un tempio sull’isolotto di Rovigliano, chiamato originariamente Petra Herculis.
Il massimo splendore in età antica, si ebbe a partire dal I sec. a.C., quando un fitto tessuto abitativo si sviluppò sul ciglio del pianoro di Varano. Ancora oggi questa località di Castellammare di Stabia riserva scoperte storiche, artistiche e archeologiche per il territorio vesuviano ed i siti visitabili di Villa San Marco e Villa Arianna, gioielli dell’architettura romana di lusso, sono la dimostrazione della vita sfarzosa che tenevano gli abitanti della costa stabiana.
Stabiae è una città che ebbe fondazione nel lontano evo antico, ad opera degli Opici e degli Osci che discendevano la valle del Sarno. Le testimonianze più antiche dell’insediamento sono state rinvenute sul Pianoro di Varano, risalenti al VII sec. a.C., territorio ottimale sia per la disponibilità di acqua, sia per la vicinanza con il mare. Non lontano, in località Madonna delle Grazie vi è la necropoli.
A partire dal VI sec. a.C., l’influenza dei popoli Greci ed Etruschi trasformarono la fisionomia del centro abitato: le case vennero costruite alla maniera ellenica, mentre il villaggio venne ridisegnato con vie più regolari, così come voleva l’abitudine etrusca. Nel IV sec., i Sanniti permisero una nuova espansione e Stabiae entrò nella confederazione nocerina, diventando il porto di Nuceria Alfaterna. Facevano parte della confederazione anche Sorrento, Pompei ed Ercolano.
Le mire espansionistiche di Roma, dopo la conquista del territorio laziale, mirarono verso sud, scontrandosi con il popolo sannita, non meno bellicoso dei Romani. Le Guerre Sannitiche coinvolsero anche Stabiae che, dopo un lungo assedio, dovette capitolare nel 308 a.C.
Più tardi, i Sanniti di Stabiae fecero un nuovo tentativo per raggiungere l’indipendenza e durante la Guerra Sociale si allearono con la Lega Italica. Il 30 aprile dell'89 a.C., Roma rispose con una dimostrazione di potere esemplare, condotta da Lucio Cornelio Silla.
Nonostante Plinio parli dell’oppidum stabiano distrutto da Silla (Plin., N.h. III 70), i resti dell'impianto urbano rinvenuto nei pressi di Villa San Marco escludono questa ipotesi. Non mancano le tracce di distruzione coerenti alle vicende della Guerra Sociale, tuttavia la distruzione di Stabiae va intesa come annullaeducmento, ovvero annullamento di ogni sovranità politica ed autonomia amministrativa tanto da essere accorpata a Nuceria Alfaterna, che diversamente era rimasta fedele a Roma. Ne conseguì l’abbandono dell’area sacra di Privati e la centuriazione dell’ager stabianus, che così diviso venne spartito tra i vincitori. Il territorio vide la costruzione di moltissime ville rustiche a cui era associato un fondo agricolo, incentrato sulla coltivazione intensiva e alla produzione di olio e vino, i prodotti che davano una maggiore rendita.
È proprio in questo periodo che il pianoro di Varano sviluppò un nuovo tessuto urbano. È credibile che vi fu una privatizzazione del centro abitato di Stabiae, specie del ciglio del pianoro che godeva delle caratteristiche paesaggistiche tanto amate dai romani più facoltosi, i quali iniziarono ad edificare enormi complessi lussuosi e a monumentalizzare il fronte marittimo di Varano. Tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del I secolo, in piena età imperiale, Stabiae andò affermandosi come centro residenziale di lusso, tant'è che Cicerone scriveva in una lettera all'amico Marco Mario Gratidiano:

«Neque tamen dubito quin tu in illo cubiculo tuo, ex equo tibi Stabianum perforasti et patefacisti sinum, per eos dies matutina tempora lectiunculis consumpseris. »

Purtuttavia non dubito che tu da quel tuo cubicolo, dal quale ti sei fatto aprire una finestra panoramica sul porto di Stabia, abbia trascorso la mattinata gustando quello spettacolo incantevole.
Nel 62 la città di Stabiae, così come tutti gli altri centri abitati nei pressi del Vesuvio, venne colpita da un violento terremoto che provocò notevoli danni alle strutture. Gli sciami sismici continuarono fino alla mattina del 24 agosto del 79, quando vi fu l’eruzione del Vesuvio.
L’ager stabianus fu seppellito sotto una coltre di circa due metri e mezzo di ceneri e lapilli. Gli effetti dell'eruzione furono di entità minore rispetto alle vicine Ercolano e Pompei: il centro abitato fu avviluppato dagli incendi ed i tetti crollarono presumibilmente sotto il peso del materiale piroclastico, successivamente le frane provenienti dalle montagne alle spalle del pianoro andarono a ricoprire l’abitato. Il fatto che siano stati trovati pochi scheletri, fa supporre che nonostante la caduta del materiale piroclastico, la popolazione riuscì a mettersi in salvo.
A differenza di Ercolano o Pompei che non furono più ricostruite, in meno di cinquant’anni Stabiae ritornò alle attività quotidiane, il porto e le strade verso Roma erano nuovamente in uso, lasciando alle spalle le tristi vicende del 79.

Fonte Maria Rosaria De Simone
Città Nostra Odv