Caricamento...

Oplonti

Dell'antica Oplontis si hanno delle notizie molto frammentarie. Il suo nome compare per la prima volta durante il medioevo nella Tabula Peutingeriana. Il sito viene indicato a sei miglia da Ercolano e a tre da Pompei e Stabiae, e secondo le indicazioni della mappa più che una vera e propria città, si tratterebbe di un insediamento suburbano della vicina Pompei dove erano presenti alcune ville di villeggiatura, almeno cinque e da 150 ambienti ognuma, diverse fattorie, saline e complessi termali, vista la ricchezza di acque della zona: infatti sulla Tabula la località è rappresentata con il simbolo di solito utilizzato per i luoghi termali, tesi attestata anche da resti di edifici adibiti a tale funzione che sono stati rinvenuti nella zona di Torre Annunziata.
Tutta l'area venne seppellita sotto una coltre di cenere durante l'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e una ripresa della vita si avrà soltanto molti secoli dopo con lo sviluppo della moderna città di Torre Annunziata.
Torre Annunziata è un  di 42 637 abitanti della città metropolitana di Napoli in Campania.
Si estende nell'insenatura più interna del golfo di Napoli in uno stretto lembo di terra cinta tra il Vesuvio e il mare, importante centro balneare  e membro del Parco regionale del fiume Sarno, che ne delimita il confine meridionale con la sua foce.
Fin dalla fondazione ha fatto della pesca, del commercio, del turismo e della produzione della pasta le principali attività, tanto da essere detta Capitale dell'arte bianca, per la massiccia produzione che toccò il picco nel primo dopoguerra, con oltre sessanta tra mulini e pastifici, di cui restano in attività, tra i più noti e premiati al mondo, i marchi Voiello e Setaro. Inoltre sede della Reale Fabbrica d'armi, principale fabbrica d'armi dell'intero Regno delle Due Sicilie, e oggi gestita dall'Esercito Italiano.
Torre Annunziata gode di un clima tipicamente mediterraneo, con temperature estive che oscillano tra i 18 ed i 29 gradi, mentre le medie invernali sono comprese tra i 7 ed i 14 gradi. Essendo posta in riva al mare è molto ventilata dalle correnti marine ed è ben protetta dal massiccio del Vesuvio dai venti freddi che provengono dall'entroterra campano.
Nell'area di Torre Annunziata sono state rinvenute diverse costruzioni risalenti all'epoca romana segni dell'antica città di Oplontis: i primi scavi sporadici iniziarono nel XVII secolo anche se la fase più consistente si avrà solo a partire dal 1968. Sono state riportate alla luce diverse costruzioni tra cui una delle più ricche e sfarzose ville di epoca romana, risalente al I secolo a.C. e presumibilmente appartenuta alla Gens Poppea e forse dimora estiva di ricchi pompeiani: in particolare si crede che tale villa sia appartenuta a Poppea Sabina, seconda moglie di Nerone. In anni più recenti è stata scavata e riportata alla luce un'altra imponente costruzione rustica d'epoca romana, chiamata villa di Lucio Crasso Tertius, tra le cui mura sono stati rinvenuti gioielli e monili forgiati con ammirevole tecnica orafa. Si conosce inoltre la presenza di un'ulteriore villa, quella di Lucio Crasso Tertius, rinvenuta durante la costruzione della ferrovia Napoli - Salerno,
Nella zona inoltre è possibile riconoscere altri tipi di ritrovamenti come i ruderi delle terme di Marco Crasso Frugi, situati nei pressi delle attuali Terme Vesuviane oppure le Saline Erculee, poste lungo la costa verso la foce del fiume Sarno: qui sorgeva il pago delle saline, cioè il sobborgo delle cave di sale.
Dal 1997 il sito archeologico di Oplontis è entrato a far parte della lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO

LEGGENDA DI OPLONTIS

Originariamente chiamata Petra Herculis, la leggenda vuole che Ercole, tornando dalla Spagna dalla decima delle sue dodici fatiche, prima di fondare le città di Ercolano e Stabiae, staccò la cima del monte Faito, scagliandola in mare, formando così l'isolotto di Rovigliano a guardia della città di Oplonti: durante l'epoca romana su di esso sorgeva un tempio dedicato ad Ercole, di cui oggi rimane un pezzo di muro realizzato in opus reticolatum; successivamente fu anche chiamato Pietra di Plinio, in quanto lo scrittore Gaio Plinio Secondo, trovò la morte durante l'eruzione del Vesuvio del 79 nei pressi dello scoglio.

Città Nostra Odv